Approccio e formazione
Parlare con grazia e fare di ogni ora un’opera d’arte
E. Berne, 1970
Il mio percorso di formazione comprende una laurea in Psicologia presso l’università degli Studi di Padova, un Master di I° livello “Death studies and the end of the Life – Studi sulla morte e il morire per il sostegno e l’accompagnamento” e un diploma in psicoterapia presso il Centro Psicologia Dinamica a Padova.
Citando G. Benedetti credo che la psicoterapia sia relazione prima di ogni altra cosa. Ogni modo di fare terapia si fonda sull’identificarsi con il sofferente, con interesse, attenzione, empatia e vicinanza.
La mia formazione teorica e metodologica è ad orientamento analitico transazionale.
L’Analisi Transazionale (A.T.) è una teoria psicologica ideata da Eric Berne negli anni ’50.
Ritengo che l’A.T. presenti una struttura semplice e duttile e si è caratterizzata progressivamente come una metodologia psicoterapeutica sia individuale sia di gruppo, interessata a ciò che nelle loro relazioni gli esseri umani costruiscono, si rappresentano e condividono. Per me l’A.T. è di grande stimolo alla conoscenza soprattutto per quanto riguarda la dimensione relazionale: relazione vuol dire per me coinvolgimento, collaborazione, esplorazione dei significati del mondo intimo della persona, tutto ciò nel pieno rispetto e comprensione. Mi sento in linea con questo atteggiamento, che mette terapeuta e paziente sullo stesso piano sottolineando l’importanza di due soggetti che interagiscono.
Ciò che caratterizza l’approccio analitico transazionale è l’attenzione alla persona, alle sue risorse e alle sue possibilità di essere protagonista del suo destino.
Alla base dell’A.T. vi sono alcuni concetti che indicano la centralità della persona all’interno del rapporto terapico:
- Okness, termine che indica che ognuno è Ok, dotato di valore e dignità in quanto persona, fondandosi quindi sull’essenza e non sul comportamento.
- Ognuno ha la capacità di pensare, di decidere e di rendersi responsabile delle proprie decisioni.
- Ognuno decide il proprio destino, a partire dalle esperienze vissute nell’infanzia; tuttavia queste decisioni possono essere modificate, soprattutto se generano sofferenza ed esiti negativi.
Credo da sempre che sia più utile mantenere un’ottica di integrazione tra i diversi modelli teorici e ritengo che la mia formazione debba essere continua il più possibile. Apprezzo e abbraccio quindi la flessibilità del modello A.T. e la sua “vocazione” integrativa, aperto alle interazioni e ai confronti con altri modelli teorici. Berne stesso ha suggerito che “è
importante per lo psicoterapeuta avere un po’ di dimestichezza con la terapia esistenziale, la terapia della Gestalt, la terapia Junghiana e lo psicodramma”.