Death Education: dialogare di morte è dialogare di vita

Davanti alla morte ci sentiamo tutti più o meno impauriti, incapaci e inefficaci. Un tempo la morte era una questione che riguardava tutti i componenti della famiglia e anche quelli della comunità. Oggi questa esperienza è persa nella maggior parte dei casi. Parlare della morte in modo reale e sereno non fa parte della nostra cultura. Essa viene vissuta, almeno nel mondo occidentale, con angoscia, disperazione, paura, sensi di colpa. Il morire viene confinato in ambienti istituzionalizzati, fuori dai contesti di vita quotidiana rendendolo così un vero e proprio tabù.

L’approccio offerto dalla Death Education (DE) permette di intervenire preventivamente su quelle situazioni di forte impatto emotivo.

L’obiettivo è favorire la comprensione della morte grazie alla riflessione, alla spiegazione e all’accettazione agevolando infine processi di comunicazione empatici e di costruzione di risposte condivise.
Lo scopo principale è dialogare della morte e nel contempo comprendere il significato della vita inteso come un bene prezioso di cui prendersi cura e dare un senso a ciò che accade nella propria esistenza.

Durante il mio percorso professionale mi sono avvicinata con sguardo curioso alla tanatologia e ai contenuti della DE e ho scelto di aderire alla progettazione di eventi riguardanti il significato della morte e della vita.
Da alcuni anni quindi, organizzo vari incontri aperti alla popolazione promuovendo la DE in collaborazione con due associazioni sul territorio veronese, AMO Baldo Garda Onlus e l’associazione Un Sorriso tra le Nuvole Onlus.

Mi appassiona creare “contenitori dell’anima” come uso chiamarli, ovvero spazi d’incontro dove è possibile condividere parole, sguardi, emozioni, pensieri e il permesso di vivere in autenticità.